Viaggio nella fabbrica statale di Agra, 200 chilometri a nord di Nuova Delhi. Sul mercato occidentale arazzi e drappi pregiati valgono migliaia di euro, ma gli artigiani che li producono guadagnano 1.500 rupie al mese, cioè meno di 1 euro al giorno.

AGRA (INDIA) – Da noi costano migliaia e migliaia di euro, gli esperti artigiani che li annodano non ne guadagnano neppure uno al giorno. E così, tra i vari passaggi, ai lavoratori indiani resta ben poco della ricchezza che riescono a creare con le loro mani. È il business dei tappeti, una delle principali voci d’esportazione per questo paese orientale in rapida espansione. Abbiamo visitato per qualche ora la fabbrica statale Kanu Carpet Factory, ad Agra, tra le piazze più prolifiche del settore insieme a quelle di Chandigar e Mirzapur.

Sullo stabilimento non ci sono tasse, è finanziato dal governo. Il prezzo di vendita al dettaglio varia da poche decine di euro per i tappeti di ridottissime dimensioni fino a 2.000 euro per quelli più grandi fatti di seta. Solo una piccola parte della produzione è rivolta a turisti e ai compratori di passaggio invitati ad assistere al mestiere che sta dietro alla preparazione di un tappeto. In media, ad Agra, se ne vende così una decina al giorno. I grandi numeri, qui, si fanno soprattutto con l’esportazione privata verso Stati Uniti, Australia ed Europa.

Gran parte della lavorazione è svolta nei villaggi attorno alla città, dove la cucitura a telaio viene affidata alle mani sapienti di donne. Per loro lo stipendio è di circa 1.500 rupie al mese, pari a circa 26 euro. Nello showroom di Agra si guadagna poco di più e comunque non si va oltre le 2.000 rupie. A queste realtà, poi, se ne affianca una terza che si svolge nella periferia di Agra, dove ci sono gli addetti alla preparazione finale dei tappeti. Alla fine il confezionamento può durare anche tre mesi. Il tutto è gestito da uomini alle dipendenze di tre amministratori delegati. Alla nostra richiesta d’incontrarli, però, è stato risposto che non è possibile: “Vivono in un’altra città, a Dehli”.

Quella che mostriamo è una fabbrica statale aperta ai turisti. Resta però un pesante cono d’ombra su quanto avviene in altri luoghi nascosti alle macchine fotografiche. A quasi vent’anni dalla ratifica della convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, l’India è ancora il paese con il più alto numero in assoluto di bambini fuori dal sistema scolastico. Nonostante il governo locale abbia recentemente alzato l’obbligo scolastico a 14 anni, l’Unesco parla di circa 72 milioni minori che hanno abbandonato i banchi. La prima causa è proprio il lavoro minorile causato dalla povertà estrema di ampie fasce della popolazione: non è difficile immaginare che su tanti tappeti ci lavorino proprio loro.

fonte: www.rassegna.it

Reportage fotografico di Gianluca Modica

Questo articolo è stato inserito Saturday 6 November 2010 alle 4:16 am.
Argomento: Curiosità.

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