Il 1° luglio il presidente statunitense Barack Obama ha firmato la legge per vietare l’importazione di diversi prodotti provenienti dall’Iran: tra questi ci sarebbero anche i tappeti. Il divieto dovrebbe entrare in vigore il 29 settembre prossimo. Da quel momento i tappeti persiani non potranno più entrare in territorio americano. E per quella data non ci dovranno più essere tappeti persiani nelle dogane a stelle e strisce.

Non è la prima volta che i tappeti finiscono nel mirino di Washington: era già successo con l’embargo contro Teheran dopo la presa degli ostaggi americani il 4 novembre 1979. Poi, a cambiare idea nel marzo del 2000 era stato il segretario di Stato americano Madeleine Albright. Le sanzioni su tappeti, pistacchi e caviale erano venute meno perché, di fatto, i consumatori americani non potevano farne a meno: continuavano a comprarli attraverso paesi terzi a prezzo maggiorato.

Secondo il dipartimento americano per il Commercio, le importazioni di tappeti in lana provenienti dalla Repubblica islamica ammontano a 15,6 milioni di dollari (nel primo quadrimestre del 2010) e a 43,4 milioni di dollari (2009), con un calo rispetto all’anno precedente quando erano 56,2 milioni. Ovviamente, gli americani non comprano solo tappeti dall’Iran e gli acquisti totali di questa tipologia ammontano a 562,7 milioni di dollari (2009).

Per l’amministrazione Obama queste ulteriori sanzioni sono una conferma della diplomazia che percorre un doppio binario fatto di impegno e al tempo stesso di pressioni. L’obiettivo sarebbe far tornare gli iraniani al tavolo dei negoziati per fare in modo che l’Iran rinunci a un programma nucleare.

Certo, manca la fiducia della comunità internazionale e si teme che l’Iran possa – prima o poi – acquisire l’atomica. Ma quella regione pullula di Paesi che l’atomica già ce l’hanno, non hanno ratificato il Trattato di non proliferazione e non permettono agli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’Energia Atomica (la Aiea) di entrare nelle centrali. Per gli iraniani, a cui già pesa una situazione interna per molti versi difficile, è la solita storia: i due pesi e le due misure dell’Occidente che tiene le parti di Israele che non può tollerare la presenza di un (altro) Paese forte nella regione.

Farian Sabahi

fonte: blog.panorama.it

Farian Sabahi, docente presso l’Università di Torino e giornalista specializzata, scrive per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con alcune radio locali e straniere. Per Bruno Mondadori ha scritto Storia dell’Iran (dal 1892 a oggi) e per Laterza “Un’estate a Teheran”. Nel 2010 è stata insignita del premio di giornalismo Amalfi Media Award.

Questo articolo è stato inserito Saturday 10 July 2010 alle 8:08 am.
Argomento: Curiosità, Persiani.

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