tappeti-samuegoÈ convinta che il tappeto sardo possa volare ancora, magari sul web. Elisabetta Barra, maestra della tessitura in una delle capitali dell’artigianato artistico isolano, Samugheo, è decisa a non far morire una tradizione ultrasecolare. «Il futuro? Internet, una scuola per giovani apprendiste, un corso per manager».

Dopo i carboni ardenti, il telaio. Prendi un gruppo di manager alla ricerca di spinte motivazionali, ormai annoiati dalle scottature ai piedi, e buttali davanti a fili e spolette. Tema del giorno: l’arazzo sardo. Svolgimento: impegnativo, a dare istruzioni severe, Elisabetta Barra ci si vede benissimo. A 74 anni è dritta come un fuso, con una voce imperiosa, una saetta in movimento su e giù per una casa immensa.

«Potrebbe essere uno dei modi con cui si salva una tradizione immensa. Una scuola per giovani apprendiste, un corso per manager. Gli enti pubblici devono solo decidere di tutelare i tappeti sardi e noi siamo qui per loro». A dispetto delle apparenze, la signora vanta titoli che le consentono di non passare da visionaria.

In giro in autobus per la Sardegna di mezzo secolo fa, una donna sola, carica di tessuti, alla ricerca di clienti? L’ha fatto. Impegnata lungo una linea immaginaria, lastricata di lane sarde, che va diretta da Samugheo agli Stati Uniti? Pure questo, mangiato e digerito (salvo portare sul corpo i segni di qualche scottatura economica che continua a bruciare).

Far parte del drappello illuminato di artigiani che cancellarono di colpo la paccottiglia con pezzi d’arte e aprirono squarci di gloria che ancora illuminano la Sardegna? Anche questo sperimentato, e fino in fondo. Ecco perché l’idea di un istituto di tessitura, nelle sua mani, ha un certo fascino. E, nella terra delle occasioni sprecate, perfino una certa credibilità.

di LORENZO PAOLINI

Fonte: L’UNIONE SARDA

Questo articolo è stato inserito Saturday 9 April 2011 alle 3:12 am.
Argomento: Curiosità.

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