Museo Bagatti Valsecchi, Casa Boschi di Stefano, Villa Necchi Campiglio e Museo Poldi Pezzoli presentano, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e Cosmit, la prima mostra organizzata dal Circuito delle Case Museo di Milano: Ospiti inaspettati. Case di ieri, Design di oggi.

Dall’11 marzo al 2 maggio 2010 il design contemporaneo entra nelle stanze e si “confronta” con gli ambienti, i quadri e le opere d’arte decorativa delle quattro case museo milanesi. In un ordinamento calibrato, con un allestimento lieve e sostanzialmente impercettibile, in un insieme “spontaneamente” sorprendente, la mostra si pone l’obiettivo di far dialogare i segni del nostro tempo insieme a quelli di epoche trascorse, proponendo una lettura parallela tra l’eccellenza dell’alto artigianato del passato e le caratteristiche di qualità, altrettanto elaborate, dei modi della produzione contemporanei.

Nella mostra, a cura di Beppe Finessi – con la collaborazione di Cristina Miglio – e con l’immagine coordinata di Italo Lupi, il design contemporaneo, sempre proiettato nel futuro, si misura con la storia delle quattro case museo, mescolandosi con le opere e gli spazi determinati nel tempo dalle scelte dei fondatori e arrivando con misura e coraggio a confrontarsi con le meraviglie di questi luoghi unici ricchi di storia, modelli di un modo di abitare del passato. Nelle quattro case museo, tra ambienti intrisi di sapore e atmosfera, trovano posto oltre duecento progetti, tra piccoli oggetti ed elementi di arredamento, che nell’insieme costituiranno un corpus significativo del design di questo nuovo millennio.

I curatori della mostra, attraverso la selezione degli oggetti, hanno visto emergere alcune caratteristiche del design di questi anni: da un lato, un grande allargamento delle tipologie indagate dai progettisti (tappeti, sgabelli, centrotavola, valigie, orologi, ecc), rispetto alle consuetudini del passato che volevano progettate, sostanzialmente, solo poltrone, seggiole e lampade; dall’altro, il diffondersi di un’immagine elaborata, ricercata, fortemente più decorativa, in parallelo alle evoluzioni della moda e alle oscillazioni del gusto. La scelta dà spazio all’uso di nuovi materiali e nuove tecnologie, che hanno permesso sperimentazioni anche in piccole produzioni fino a qualche anno fa impensabili.

In mostra, tra le altre, opere di Ron Arad, Tord Boontje, Ronan & Erwan Bouroullec, Andrea Branzi, Fernando & Humberto Campana, David Chipperfield, Konstantin Grcic, Herzog & De Meuron, Alessandro Mendini, Jasper Morrison, Fabio Novembre, Gaetano Pesce, Ettore Sottsass, Philippe Starck, Patricia Urquiola.

…sul perché questi oggetti, al Museo Poldi Pezzoli
Non è difficile pensare una mostra dedicata al design al Museo Poldi Pezzoli: nato da un progetto globale (dai rivestimenti di pareti, soffitti e pavimenti, alle maniglie delle porte, agli arredi), a cui avevano lavorato i migliori architetti, pittori, decoratori e intagliatori milanesi degli anni cinquanta, l’appartamento “particolare” di Gian Giacomo si poneva sicuramente come un tempio del “design” ottocentesco. A questo si aggiunga la passione del collezionista per le opere di arti decorative realizzate in tutte le epoche, antenate dei prodotti del design di oggi. Accogliendo questi oggetti nelle proprie sale, il Museo Poldi Pezzoli suggerisce al visitatore il confronto tra forme, materiali e tecniche, per sottolineare il legame ininterrotto tra l’alto artigianato del passato e i modi della produzione contemporanea.

L’accostamento con gli esempi di eccellenza del passato ha richiesto di individuare oggetti contemporanei di grande raffinatezza (elenco oggetti), e la scelta tra questi si è basata su criteri di coerenza con le collezioni permanenti del museo: scelte tematiche come la lampada “Animal Thing” di Front a forma di cavallo pensata da subito nella Sala d’Armi, che nell’antico allestimento prevedeva anche un’armatura a cavallo, il tappeto raffigurante “Mondo” di Lorenzo Damiani e il vassoio della serie Cento piazze di Fabio Novembre per Driade, che rimandano al motivo delle scoperte geografiche presente nella decorazione degli stipi napoletani del XVII secolo.

Scelte dettate anche dalla coerenza di materia e tecnica, come i calici in vetro soffiato di Anna Gili, Linde Burkhardt, Toni Cordero e Toyo Ito esposti nella sezione dei vetri antichi di Murano, o tipologica: gli orologi di Yee Ling Wan e di Kiki Van Eijk nella sala degli orologi meccanici, la sedia ”Passion” di Philippe Stark per Cassina nella Sala Visconti Venosta e il divano “Michetta” di Gaetano Pesce nel salone dei capolavori, che richiamano il capitonnè ottocentesco e infine la “Smoke chair” di Marten Baas, al posto di una sedia rocaille nella Sala degli stucchi.

Questo articolo è stato inserito Thursday 11 March 2010 alle 3:33 am.
Argomento: Musei, Video.

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