mphtashemUna mostra di tappeti anatolici dal XVI al XIX secolo: dall’Ushak “Tintoretto” del XVI secolo, esemplare straordinario, ai finissimi manufatti dell’Ottocento.L’esposizione è curata da Mirco Cattai che presenta un quadro storico della produzione di area turca, di altissima qualità e grande valenza culturale
“Un tappeto è un dipinto che ambisce a raffigurare Dio”. La definizione di Christopher Alexander, architetto californiano e celebre collezionista e studioso, aiuta a comprendere il valore di una forma d’arte fondata sulla purezza d’ispirazione, sulla luminosità dei colori, sulla finezza della tessitura, sulla geometria di disegni simbolici: manufatti che, appunto, aspirano alla rappresentazione religiosa.
Si richiama a questa concezione la mostra “Tappeti anatolici, XVI-XIX secolo”, inaugurata il 12 maggio alla galleria d’arte Mohtashem di Mirco Cattai, in via Manzoni, a Milano, e aperta fino al 12 giugno.

Cattai, profondo conoscitore e collezionista di tappeti orientali antichi, presente in via Manzoni da sedici anni, è, come lui stesso si definisce, “un antiquario con la passione per i tappeti, uno dei pochi in Italia che li tratta”.
A partire dal 2000, ogni anno, organizza esposizioni dedicate alle aree geografiche più interessanti, come il nord della Persia (area di Heriz) o il Caucaso occidentale (i Kazak).
“Il mio scopo? Diffondere la cultura del tappeto antico, aiutando il cliente a distinguere i prodotti di aree diverse e facendogli apprezzare peculiarità e specificità.”, spiega Cattai.

tappeto Ushak Tintoretto XVI secolo cm.180x137

Quest’anno è la volta appunto dei tappeti anatolici, area dalla produzione di grande valore storico e di alta qualità. Una mostra per certi versi eccezionale, con pezzi notevoli, per la maggior parte inediti, un contributo culturale-iconografico che non mancherà di suscitare l’attenzione degli appassionati. “L’esposizione, organizzata secondo un ordine cronologico crescente, per consentire ai visitatori di seguire i mutamenti nei secoli, si apre con un raro Ushak ‘Tintoretto’ del XVI secolo”
A Ushak, nell’Anatolia occidentale, e nei villaggi circostanti - spiega Cattai - fin dal ‘400 si cominciò a tessere tappeti finissimi, di grande bellezza. Presto divennero popolarissimi presso la nobiltà europea e i notabili religiosi, che li consideravano oggetti di distinzione, segno di ricchezza e prestigio. Il cardinale inglese Wolsey ne ordinò ben cento in una volta sola alla Serenissima, che a quel tempo intratteneva fitti rapporti commerciali con l’Impero Ottomano: a Venezia le case patrizie e le gondole, già nel Sei-Settecento, erano ornate di tappeti di strepitosa bellezza. Furono talmente apprezzati da divenire elemento decorativo nei dipinti dei maggiori pittori dell’epoca, fino ad essere riconosciuti con i nomi di questi ultimi: Tintoretto, appunto, ma anche Holbein e Lotto. Nella sezione degli Ushak la mostra comprende anche un ‘Lotto’di particolare pregio, oltre a un esemplare tipico con disegno a medaglione.”

Presenti anche tre tappeti provenienti dalla Collezione Alexander: “Si tratta di un Ushak con medaglione romboidale a disegno blu su campo rosso, con una stella bianca al centro. Poi due Konya molto eleganti e raffinati. Alexander fu un collezionista eccezionale, continuamente alla ricerca di nuovi stimoli, perennemente sulle tracce di esemplari sempre più antichi”. Altra parte della mostra di sicuro interesse è quella dedicata ai cosiddetti “Transilvania”: “In seguito alla conquista ottomana, questa regione della Romania divenne, nel ‘500, protettorato turco. Fu così che le chiese cristiano-ortodosse cominciarono a ordinare tappeti dalle manifatture dell’Anatolia occidentale per addobbarne gli interni. Esemplari notevoli, le cui caratteristiche si rifanno naturalmente, in misura più o meno evidente, ai luoghi di provenienza (Ghiordes, Kula, Pergamo, Melas). Ancora oggi, nelle chiese della Transilvania, ne esistono circa duemila, meta di visite di appassionati e studiosi”.

tappeto Melas secolo XVII cm.148x120

tappeto Melas secolo XVII cm.148x120

L’esposizione prosegue poi con tappeti più recenti, fino al XIX secolo, ma non meno pregiati, manufatti di altissima qualità, frutto di rielaborazioni degli esemplari più antichi: i rari Dazkiri, provenienti dal villaggio omonimo (il nome significa “prato incolto” in lingua turcomanna) nell’Anatolia occidentale, dai colori smaglianti; i Ladik, intessuti in due località dell’Anatolia centrale dallo stesso nome, entrambe d’insediamento turcomanno, dai disegni bellissimi, caratterizzati dal disegno del tulipano; i Konya, provenienti da una delle città più antiche della Turchia, nell’Anatolia centrale, dove la tessitura di tappeti risale addirittura al XIII secolo; e poi, ancora, i Karapinar, i Mujur, i Ghiordes, i Melas, i Bergama.

Insomma, una rassegna di notevole livello, corredata da un catalogo esauriente (”corredo ogni mostra con il catalogo per dare un al cliente un supporto e per garantire la massima trasparenza”), che solo un esperto come Cattai poteva organizzare: “Ho affinato le mie conoscenze passando da un aereo all’altro, da un continente all’altro, da una città all’altra, da un piccolo villaggio all’altro. Non ho mai trascurato niente, ho sempre scelto i manufatti più astratti e arcaici, coltivando la mia passione per questo mondo affascinante, che costituisce un ponte prezioso fra Oriente e Occidente. Una passione che, con iniziative come questa, cerco di trasmettere ai miei clienti”, conclude.

Questo articolo è stato inserito Monday 18 May 2009 alle 3:21 pm.
Argomento: Aziende, Saloni.

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